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Discografia
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L'aria, il pane, il sogno
A distanza di tre anni esce "L'aria, il pane, il sogno", nuovo album dei Jamin tb.
Il primo, "Canzoni in bottiglia", era l'arrangiamento di canzoni ancora attuali ma scritte negli anni '80, impregnate del clima aspro e di piombo di quell'epoca, con la rabbia, le speranze e le passioni giovanili.
Questo è un disco differente, che parla di persone, più ricercato e musicalmente più contemporaneo, in cui si mischiano stili diversi per raccontare storie diverse: dalla canzone d'autore al reggae, dal rock al blues; dall'orchestra al ritmo latino, fino a recitar parole su un raffinato tappeto jazz.
Le persone.
In questo album il filo conduttore sono le persone con le loro storie: anziani, giovani, homeless, stranieri, donne, malati. Con vicende tra loro diverse e spesso dure, difficili, distanti ma umanissime nei sentimenti e nelle situazioni.
Ma anche momenti per sognare mondi e parole di cui abbiamo bisogno e rilassarsi sulle note di un blues.
Sono ritratti quotidiani di vita intorno a noi.
È un lavoro sviluppato da oltre venti musicisti genovesi(1), nella scia della canzone d'autore in riva al mare. Ogni brano ha una sua impronta, sta a chi ascolta trarne un valore, una critica o semplicemente un piacere.
I brani.
Il disco si apre con una breve ouverture di violini sul tema di uno dei brani contenuti nel disco. È un po’ come predisporre l'animo all'ascolto, alla riflessione sui pezzi successivi.
Segue "Jerusalem" che descrive un viaggio nella città più importante del mondo in cui convivono persone in un assurdo conflitto. Poi è la volta di "Prima che inciampi la luce", un bel rock girato tra le luci sporche di un locale dove si trova una prede e i suoi predatori, con i loro ritmi e le loro illusioni di vita.
Di seguito "Giamin", quattro storie diverse in quattro differenti angoli del mondo dove il comune denominatore è la fatica di tirare avanti ma anche la fortuna di poter vivere e scegliere. Questa canzone è dedicata a Maurizio Fazio, morto di leucemia, perchè a volte la fatica di vivere è troppo forte.
Poi c'è il brano che titola l'album: "L'aria, il pane, il sogno", in cui il sogno è un bisogno primario al pari del pane e dell'aria. Segue "Issufo" che riassume la storia vera di Issufo Potina, mozambicano risorto dall'AIDS grazie ai farmaci liberi e alle cure del programma DREAM (2) portato avanti dalla Comunità di Sant'Egidio da oltre otto anni.
Brano di mezzo è “Oltre il muro”, il pensiero che va a una persona che non c’è più, con un magnifico assolo della chitarra di Andrea Maddalone. Con “Ogni volta che rimani” l’ospite dell’album, Alisia, interpreta magistralmente una canzone d’amore, dedicata a Nadia, come dipinta dal pennello degli impressionisti. “Il cielo di Angelina” è quello di un’anziana signora che di casa conserva le chiavi ma è tra le mura estranee di un ospice.
Segue il reggae “Ci sto una cifra dentro” che è quasi un filmato amatoriale girato per strada, osservando i giovani figli occidentali. Numero 11 è “Testa di Lupo”, nel ricordo di Bàbu, clochard nepalese (sul CD c'é un errore di stampa) che muore nei pressi del teatro Carlo Felice di Genova nei giorni che precedono il Natale del 2008.
Poi c’é “Ritrovarsi”, unico pezzo datato ma che ripropone il mondo, gli amici e le ragazze con gli occhi di un giovane negli anni ’80. Penultima traccia è “Blùs”, trascinante omaggio a questo genere di musica, con un testo che strizza l’occhio a Fred Buscaglione.
Infine “Domani”, parole recitate su un tappeto musicale curato da quel maestro che è Marco Tindiglia, jazzista ligure di livello internazionale, con frequentazioni con le più grandi firme viventi del genere. Parole per un ragazzo di oggi, per una ragazza di oggi, perché la vita è bella, è passione, è lotta, è un mondo da avere nel cuore, è memoria da coltivare.
L’aria, il pane, il sogno è il tentativo di tradurre tramite i nostri occhi, mani e voce la bellezza della vita, con la sua meraviglia e le sue incomprensioni. La bellezza è intorno a noi, risana il cuore e sottrae terreno all’angoscia, oggi ancora troppo diffusa.
Queste canzoni ci hanno fatto stare vicini nonostante le difficoltà e sono specchio di persone nel vivere del nostro tempo.
L’aria, il pane, il sogno è prodotto in cooperazione tra l’associazione Il Mite e La Terra e l'etichetta indipendente Fabbrica Musicale Records. Ringraziamo i vari sponsor che, senza pretesa, hanno reso possibile questo lavoro.
L’album è disponibile al costo di 12 euro, in alcuni negozi di Genova, Chiavari, Roma e Milano il cui elenco sarà pubblicizzato quanto prima. Inoltre sarà presto in vendita su iTunes e comunque prenotabile online direttamente dal sito alla sezione “Acquista”.
Produzione esecutiva: Il Mite e la Terra
Produzione artistica: Gianluca Polizzi per Fabbrica Musicale Records
Recording: Sandro Ferrini e Gianluca Polizzi presso Fabbrica Musicale Records
Missaggio: Sandro Ferrini presso KIWI Studio (Livorno)
Mastering: Alessandro Vanara (Torino)
Progetto Grafico: Markab Inside (Torino)
Finito di registrare a Genova nel giugno 2010
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1 Parliamo di: Gianluca Polizzi, Andrea Maddalone, Marco Morini, Marco Tindiglia, Daniele PInceti, Alfredo Vandresi, Maurizio Renda, Giampiero e Gabriele Esposito, Marco Principato, Andrea Stofler, Roberto Bongianino, Alisia, Esmeralda Sciascia, Marco Mascia, Roberto Mazzola, Laura Silitti, Elena Aiello, Daniele Guerci, Kim Schiffo. Oltre a Sandro Secchi, Waltre Romagnoli e Bruno Vitali.
2DREAM, acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, è un programma ad approccio globale per curare l’AIDS in Africa avviato nel febbraio 2002 dalla Comunità di Sant’Egidio. Oggi è presente in Mozambico, in Malawi, in Tanzania, in Kenya, nella Repubblica di Guinea, nella Guinea Bissau, in Nigeria, in Angola, nella Repubblica Democratica del Congo, in Camerun. Attualmente ha in cura 88.000 pazienti di cui 19.000 minori di 15 anni (di questi 4.900 sono bambini) e 52.000 in terapia antiretrovirale.
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Ascolta le anteprime
Ascolta 03.Prima che inciampi la luce (4,05”)
Ascolta 05.L’aria, il pane, il sogno (3,35”)
Ascolta 08.Ogni volta che rimani (3,52”)
Ascolta 09.Il cielo di Angelina (4,16”)
Ascolta 10.Ci sto una cifra dentro (3,41”)
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I testi
JERUSALEM
(W. Romagnoli)
Un viaggio a Gerusalemme, con la “fortuna di avere viaggiato lontano da me”.
I sogni strappati dal tempo, un istante prima che la luce inciampi nel bancone di un bar, o nelle tasche di mercanti delle vite degli altri.
Niente da dichiarare In questa notte di luna
Niente da dichiarare In questa terra della luna
Niente da dichiarare Se non la nostra fortuna
Di avere viaggiato lontano da me
Tutto da scoprire Fra queste mura parlanti
Tutto da ripensare Per questi popoli erranti
Tutto da riparlare Per questi figli di Abramo
chinati e orgogliosi Sui monti di Dio
Tutto da spaccare
L’altro muro che divide anche la storia
Che da Tel-Aviv a Gerico inquina la memoria della terra di Dio, nella terra di Sion
Piange il Grande muro Riconfermando la storia
Ballano i cappelli neri Scavando nella memoria
Mille barbe lunghe Sopra volti austeri
Che pregan la pace che è lontana da qui
Ridono e controllano Questo angolo del mondo
Che ha il colore della luna E che rotola lontano sulle tombe della strada
nella strada di Dio, della terra di Sion
Occhi di bambini Nel deserto scottante
Cupole abbaglianti Nella città più importante del mondo
Ridono e controllano Questo angolo del mondo
Che ha il colore della luna E che rotola lontano sulle tombe della strada
nella strada di Dio, della terra di Sion
Walter Romagnoli - voce Francesco Scariti e Simone Pinna - preproduzione Gianluca Polizzi - arrangiamenti, chitarre, bouzouki Alfredo Vandresi - batteria Daniele Pinceti - basso
PRIMA CHE INCIAMPI LA LUCE
(S. Secchi)
I sogni strappati dal tempo, un istante prima che la luce inciampi nel bancone di un bar, o nelle tasche di mercanti delle vite degli altri.
La ragazza sta seduta in buca d’angolo
Guardandosi le unghie e poi le sei TV distrattamente
Incastonate come gemme fra il biliardo
E la nera confraternita di videopoker disposti allettantemente
Due uomini al bancone dallo specchio
si guardano la scena e si sentono angeli di dio
Di un dio caduto a rinforzare la frontiera,
A riempire le tasche agli uomini fino all’ora dell’addio
Fino alle porte dell’oblio
Ha occhi troppo chiari e grandi tasche troppo vuote
E uno dei due al bancone l’ha segnata per portarla via
E l’aria stretta e gambe e spalle che si spingono
e dietro i tonnaroti incalzano che non si può più andare via
Quell’altro ha perso le ali e sopra il tavolo
Sta in piedi e grida ordini, controlla il branco muoversi
E a tratti dalle tasche tira pugni di sabbia
Sull’acqua sempre più torbida di bestemmie e di rabbia
Prima del segno del tempo sopra i soldi di un padrone
Prima che inciampi la luce e scenda il buio ancora
Prima che stringano i ceppi Con la mano stretta attorno a un fuoco acceso
Che segue la sua scia
E Dennis si è nascosto un po’ in disparte nella scena
E fissa il tipo al banco con la fenice sulla schiena
E sogna anelli ed aghi conficcati dappertutto
E al diavolo sua madre e un altro uomo nel suo letto.
E al diavolo la scuola e noia e giorni da scappare
In tasca pochi euro e troppe cose da comprare
E i sogni sempre più lontani sono un grumo dentro al cuore
Che accelera il suo battito nel solco di un dolore
Prima del segno del tempo...
Tra i disegni strappati dal tempo
Resta il sogno di un altro momento
Resta il nome che allora saprei per avere capito chi sei
e chi siamo per vivere ancora al di là di una nuova paura
Tra i disegni strappati dal tempo
E lo specchio di questo momento
e chi siamo per vivere ancora al di là di ogni nuova paura
Tra i disegni strappati dal tempo
E lo specchio di questo momento
Sandro Secchi - voce, preproduzione, arrangiamenti Gianluca Polizzi - arrangiamenti, chitarre Marco Morini - pianoforte, tastiere Alfredo Vandresi - batteria
Daniele Pinceti - basso
GIAMIN
(S. Secchi) A Maurizio, per quando la fatica di vivere è troppo forte
Quattro storie sparse tra continenti, condizioni ed età diverse. Accomunate dalla fatica e dalla fortuna di vivere e scegliere.
È una buona mattina per camminare
Non è buona la strada da fare
È lontana la canna e dura da tagliare
Mani piccole e dure per lavorare
Troppo piccole e dure per lavorare
Sono piedi pesanti per camminare
Sono piedi che vogliono riposare
Per compagna la strada quando il sole fa bruciare
È ancora lontano l’ospedale
Oh Signore è lontano l’ospedale
La fatica di vivere
La fortuna di scegliere
I tuoi occhi da raccontare
La dobbiamo portare
Noi la possiamo portare
Si confonde tra i giorni la settimana
La cucina in silenzio è troppo lontana
Come questa mattina troppo fredda da guardare
E lontano il tuo volto da ricordare
Oltre gli anni il mio nome da ricordare
Questi muri e il ricordo che è già sottile
E soldati stranieri nel tuo cortile
Questo cielo che ha poco o solo bombe da portare
E questa casa che ormai non c’è più niente da rubare
Questo corpo di donna che non ha più niente da rubare
La fatica di vivere
La fortuna di scegliere
I tuoi occhi da raccontare
La dobbiamo portare
Noi la possiamo portare
La fortuna di vivere
La fatica di scegliere
Questa storia da continuare
La dobbiamo portare
Noi la possiamo portare
Sandro Secchi - voce Francesco Scariti e Simone Pinna - preproduzione Gianluca Polizzi - arrangiamenti, chitarre Marco Morini - pianoforte e tastiere Alfredo Vandresi - batteria Daniele Pinceti - basso Mario Principato - percussioni
L’ARIA, IL PANE, IL SOGNO
(B. Vitali)
Bisogni primari.
Santa speranza che muovi cuori e fortune
Sei corolla a giornate dure e importanti
Sfumate in brezze calme e silenti
O nel pulsare degli animi e dei loro stati
Salgono canti e tremori, musiche urbane
A sonora colonna di persone e misure
E di giovani vite, vite appena incrociate
In istanti che sono battiti d’ali volate
Respira l’estate mentre transita spuria
Con la scia di graffi e ardenti pensieri
E fumi e rumori di adiacenti guerrieri
Nei loro sogni di gloria e illusioni di storia
E con la sera chiusa dentro le mani
Siamo qui a gustarne profumi e colori
contemplando sorpresi mondi e parole
respirando liberi in riva al domani
Santa voglia di vivere che muovi la vita
Quella che è andata e che deve arrivare
Ricami rughe e sorrisi nel nostro parlare
Lasciaci ora cantare e ancora partire
Come saggi viaggianti che posano gli occhi
Laddove uccelli migranti volano stanchi
Sul filo di orizzonti di cui abbiamo bisogno
Come l’aria e il pane, come il sogno.
Bruno Vitali - voce Andrea Maddalone - arrangiamenti, chitarre, basso Andrea Stofler - batteria Roberto Bongianino - bandoneon
ISSUFO
(B. Vitali)
La storia vera di Issufo Potina, mozambicano risorto dall’Aids grazie ai farmaci liberi, alle cure e all’amicizia di Dream(*).
Mi chiamo Issufo nome dal Mozambico nemmeno trent’anni e alle spalle non dico
tre figli, una guerra dolore e persone la mia storia breve di resurrezione
mi portarono via in prigione a Machava dormire per terra pasto che non bastava
carcere duro cuore svuotato mi accusò la famiglia della sua malattia
Lei se ne andò nel duemila
l’Aids terribile l’emorragia
Quattordici mesi per la libertà giustizia da noi fugge la povertà
Il male portò via anche me tre mesi di coma e di fianco mia madre
Noi senza futuro per poterci curare
noi senza la cura per provarci a salvare
Farmaci Liberi l’amicizia di Dream mi han risorto fantasma non più malato morente
Ed ho nuovi capelli e un nuovo angelo al fianco insieme mia madre e non sono più stanco
Oggi cammino di nuovo per via
oggi la bestia feroce non è più a casa mia
Mi chiamo Issufo
nome dal Mozambico una guerra ho passato ora vi benedico
ho angeli e azione in questa resurrezione
e il “Duovir” è alimento nel mio combattimento
Ora ho nuovi capelli e nuovi angeli al fianco
oggi cammino e non sono più stanco
Ora sono di nuovo nel mondo
oggi cammino con un sogno al fianco
Bruno Vitali, Sandro Secchi, Walter Romagnoli - voci Andrea Maddalone - arrangiamenti, chitarre, basso Andrea Stofler - batteria ARCHI:
Marco Mascia e Roberto Mazzola - 1° violino Laura Silitti ed Elena Aiello - 2° violino Daniele Guerci - viola Kim Schiffo - violoncello
(* DREAM, acronimo di Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, è un programma ad approccio globale per curare l’AIDS in Africa avviato nel febbraio 2002 dalla Comunità di Sant’Egidio.)
OLTRE IL MURO
(S. Secchi)
Oltre quel muro ci sono voci belle e familiari e a volte sembra di trovare una finestra, ma non c’è. Altre volte è come il rumore di un respiro, mentre lavoro e penso a te che non ci sei...
Ho pensato di parlare
Ho pensato ancora che
Sorridessi dal tuo cielo
Anche se non ho un perché
Ho pensato che eri ancora
Che eri bella e insieme a me
Il tuo fiore e la tua stella
Anche se non ho un perché
Ed il tempo su quel muro
Imbroglia i giorni e ferma te
Che cerchi una finestra che
E il rumore di un respiro
Che rallenta i giorni miei
E lavoro e penso a te che non ci sei
Ho pensato di parlare
Ho creduto ancora che
Oltre il muro fosse il cielo
Anche se non c’è un perché
Ed il tempo su quel muro
Imbroglia i giorni e ferma te
Che cerchi una finestra che non c’è
E il rumore di un respiro
Che rallenta i giorni miei
E lavoro e penso a te che non ci sei
Ho pensato di parlare
Ho creduto ancora che
Oltre il muro fosse il cielo
Anche se non c’è un perché
Sandro Secchi - voce Gianluca Polizzi - arrangiamenti, chitarre, programming Domenico Greco - pianoforte Andrea Maddalone - guitar solo
OGNI VOLTA CHE RIMANI (feat. alisia)
(S. Secchi - A. Cotta Ramusino) - A Nadia
Una canzone d’amore, dove ogni volta che rimani, ogni gesto e ogni sguardo sono l’approdo di oggi e di una vita.
Ogni volta che rimani
Ogni scatto che ti stringe il cuore
Ogni segno sulle mani
Ogni passo che segna il cammino
Ogni strappo di un colore
Ogni sguardo che sostieni e vedi
Ogni approdo che non fa rumore
Come il giorno che insegue il mattino
Fermo è l’attimo in cui vive ogni momento
Trova scampo tra le macchie del mio tempo
E a guardarti, e a fermarsi per guardare
vedo in te la mia parte migliore, mentre tu...
Ogni volta che rimani
Ogni scatto che ti stringe il cuore
Ogni segno sulle mani
Ogni passo che segna il cammino
Ogni strappo di un colore
Ogni sguardo che sostieni e vedi
Ogni approdo che non fa rumore
Come il giorno che insegue il mattino
Rossa foglia che hai segnato i nostri giorni
Piangi e ridi e non hai niente che ritorni
Ridi e piangi e non hai occhi per parlare
Ma un fucile che spara nel cuore, mentre tu...
Su questo mare salato, che ovunque ha scavato, io e te
e di strumenti e di suoni, di vecchie canzoni, ora e ancora e tu
Ogni volta che rimani
Ogni segno sulle mani
Ogni volta che...
Alisia - voce Andrea Maddalone - arrangiamenti, chitarre, basso Archi: Marco Mascia e Roberto Mazzola - 1° violino Laura Silitti ed Elena Aiello - 2° violino
Daniele Guerci - viola Kim Schiffo - violoncello
IL CIELO DI ANGELINA
(S. Secchi)
Angelina ha, strette tra le mani, le sue preziose chiavi di casa. Ma una casa non ha più e il suo mondo è sottosopra, avvolto in una musica lenta, in vestito cucito dal tempo.
Angelina ha gli occhi al cielo
E lo guarda a testa in giù
Nel cassetto poche cose
Poche foto da guardare
Ma non si ricorda bene
E ora non le trova più
Angelina ha un fiore in mano
Che nessuno vuole più
I suoi occhi ancora stanchi
Per il troppo riposare
Strette in mano le sue chiavi
Ma la porta non c’è più
E cammina scuotendo un pò la testa
Mentre il cielo diventa un pò più blu
Angelina alla finestra
Quasi non ci arrivi più
E una musica lenta da ballare
Un vestito che adesso non c’è più
Angelina il tuo mattino
Non ti riconosce più
e quell’eco dentro al cuore
gli occhi belli che sai tu
per vivere ed aspettare
tieni strette le tue chiavi guardi il cielo: è un pò più su
Angelina apre la porta
Non sa più cosa aspettare
forse non è troppo stanca
Non sa bene dove andare
Nelle mani il suo sorriso
Che non riconosce più
E cammina scuotendo un pò la testa
Mentre il cielo diventa un pò più blu
Angelina alla finestra
Quasi non ci arrivi più
E una musica lenta da ballare
Un vestito che adesso non c’è più
Angelina il tuo mattino
Non ti riconosce più
E il sorriso le scuote un pò la testa
Sotto un cielo che adesso è un pò più blu
Angelina alla finestra
Quasi non ci arrivi più
E una musica lenta da ballare
Un vestito che adesso non c’è più
Angelina il tuo mattino
Ora non ti lascia più
Sandro Secchi - voce Marco Morini - arrangiamenti, pianoforte, tastiere Alfredo Vandresi - batteria Daniele Pinceti - basso Mario Principato - percussioni
CI STO UNA CIFRA DENTRO
(W. Romagnoli)
Un filmato amatoriale girato per strada, con poco montaggio e nessuna regìa. Osservando i giovani figli d’occidente.
Ci sto una cifra dentro (2 v.)
In questo mondo marcio
Però non sto contento
Non c’è un lavoro adatto
Non c’è un lavoro ad hoc
Ma tanto lavorare sarebbe un grande choc
Ci sto una cifra dentro (2 v.)
E ascolto le cazzate delle tv di stato
E anche delle private
Inoltre non mi inoltro in cose culturali
Siam forse tutti uguali?
Mi sveglio la mattina
Mi guardo un po’ allo specchio
Somiglio a un tarlo enorme
Denti, acciaio e un grande orecchio
Il piercing sull’addome
Lo sguardo innaturale
Inciampo (porca merda) nella coda del metrò!
Ma allora per scannarci mi piacciono più i fatti
Ci sto un cifra dentro E poi siam tutti matti
I matti sono fuori i matti sono dentro
Che cosa me frega
L’importante è il movimento
Di massa o di bacino, di culo o di coltello
Il vero movimento è solo quando urino
Urino sulla mamma e pure sul papà
Che tanto poi alla fine i soldi me li dà
Mi sveglio di mattina
Mi guardo un po’ allo specchio
Mi sputo sulle mani
E mi lavo il grande orecchio
Col mio videofonino, gli auricolari in testa
Caliamo sta pastiglia e sballiamo alla tua festa!
Ci sto una cifra dentro (2v.)
Son figlio di mia madre e anche di questo tempo
Perfetto ed allevato coi wurstel e le patate
Come un irresponsabile e pure patentato
Coi punti di sutura sul cuore e sulla pelle
Ci sto una cifra dentro e neppure un po’ ribelle
Uguale a tutti gli altri e uguale anche a me stesso
Nessuno dice un cazzo, evviva, evviva il sesso
Mi sveglio di mattina Mi guardo un po’ allo specchio
“Ma guarda che schifezza La mia faccia e tutto il resto”
Il piercing sull’addome Lo sguardo innaturale
Inciampo (e vaffanculo) nella coda del metrò
Ci sto una cifra dentro (2v.)
Son diventato il simbolo del grande smarrimento
Il mondo è un gran casino, e anche un bel puttanaio
Ci sto una cifra dentro, è questo il grande guaio
Walter Romagnoli - voce Marco Morini - arrangiamenti, pianoforte, tastiere Alfredo Vandresi - batteria Daniele Pinceti - basso
TESTA DI LUPO
(W. Romagnoli)
Giorni di Natale 2008. Bàbu, clochard nepalese, muore nei pressi del Teatro Carlo Felice di Genova.
Testa di lupo ti guarda passare
Anche se scappi e non vuoi vedere
Testa di lupo nel suo cappotto scuro
Cotto dal tempo e dalle paure
Quante le scale della sua vita
Quante le facce dell’altra esistenza
Testa di lupo le ha viste spezzarsi
Come un bicchiere in schegge pungenti
Follie di strada e paura di vivere
Sempre uguale il suo tempo
È il suo non vivere su quelle scale
Così è quello che appare
Come una barca che naufraga in mare
Ma è una tempesta che investe anche noi
Che stiamo fermi sul molo bagnati
Come una statua di eroi
Specchio distorto del nostro futuro
Che disprezziamo giurando e sputando
Testa di lupo ci annuncia il declino
Che non vogliamo per noi e per nessuno
Testa di lupo gli è scappata la vita
Come lo specchio di una malattia
Ma se ti fermi a guardarlo negli occhi
Parla di vita e anche di poesia
Testa di lupo non è tra i vincenti
Ed io l’osservo contare Curvo e chinato gli spiccioli rossi
Sul suo cartone bagnato dal vino
Ricorda e conta gli errori commessi
Gli anni passati e i volti sfuocati
Occhi di donne lontani e dimessi
Come gli amici e gli eroi
Testa di lupo amava la storia
Ha solo un figlio nella memoria
Perso in Egitto per una bugia
e ritrovato solo nella follia
Testa di lupo è un clochard per amore
O per il vuoto del nostro cuore
Testa di lupo l’ho visto incazzato
contro una mano che nulla gli ha dato
Testa di lupo, testa di lupo
mio dio se non fossi mai nato
Testa di lupo a volte lo pensa
Ma poi gli passa cantando Imprecando
Testa di lupo, testa di lupo
Vive in strada da tanto Io l’ho incontrato proprio l’altro ieri
Mi ha salutato ridendo e imprecando
Ciao
Walter Romagnoli - voce Francesco Scariti e Simone Pinna - preproduzione Marco Morini - arrangiamenti, tastiere Alfredo Vandresi - batteria Daniele Pinceti - basso
RITROVARSI
(B. Vitali)
Gli anni ‘80, gli amici, le ragazze.
Ritrovarsi a sera con amici e ritrovarsi poi a notte senza voce
non fa poi molta differenza se di lei sei senza
andare al cine e rider forte o scherzare in auto con la sorte
è quasi uguale se vivi male
o parlare di politica o di sesso o di un aleph o di un’angoscia esistenziale
o litigare con gli amici sul banale sulla crisi finanziaria e industriale
Stare qui
È ritrovarsi ancora
è battere forte il cuore
e rinnovare l’amore
Ma è ancora lei che ti viene in mente mentre scansi i vicoli e la gente
e fai la lingua da serpente
con tutti quelli che son convinti di vederti molto bene
perché piangere intanto no non ti conviene
se questa sera mi hai lasciato sarà perché ti ho trascurata
andando a spasso con Roberto
e con chi è molto diverso
Stare qui...
Sei testa calda e non hai voluto le spiegazioni ed il saluto
il mio sorriso un po’ sperduto
perché in fondo per tradire è sufficiente anche pensare e poi andare
e non tornare
o anche smetter di lottare di condividere di litigare
e di farsi confidenze riprendendo a far l’amore senza dirsi più niente
Stare qui...
Bruno Vitali - voce Marco Morini - arrangiamenti, pianoforte, tastiere Gianluca Polizzi - chitarre, slide solo Alfredo Vandresi - batteria Daniele Pinceti - basso Esmeralda Sciascia - cori
BLùS
(B. Vitali)
Un omaggio al blues (e a Buscaglione...).
T’inseguo da ore
Per tutta Milano
Ti cerco da solo
E con l’anima in mano
Ti cerco con forza e la faccia stupita
T’inseguo di corsa Con grande fatica
T’inseguo di notte Con rabbia feroce
Con le ossa più rotte E ormai senza voce
Ma dove sei andata, dove fuggita
Forse hai ragione Ma falla finita
Ti ho intravista per caso
A sera inoltrata
Ti ho trovata al naviglio
Piuttosto alterata
Sfidavi la brezza indispettita
Giravi un revolver
Fra le tue dita
Sei mica impazzita, dai non scherzare
D’accordo hai ragione.
Forse.
Ma è ora, è ora, è ora d’andare
Bruno Vitali - voce Maurizio Renda - chitarre Marco Morini - organo Hammond Giampiero Esposito - batteria Gabriele Esposito - basso
DOMANI
(B. Vitali)
Parole per un ragazzo e per una ragazza.
Domani che farai
Dove andrai
Quali strade
Sceglierai
Domani che dirai
Quante mani stringerai
E le persone che amerai
Domani che sarai
Quanti occhi incrocerai
E le parole
Che non scorderai
Domani Domani Domani
Quale mondo avrai nel cuore
Quale dolore
Quale la forza
Per andare
Quale acconto di passione
Che tipo di ragione
Quale amore
E su che destinazione
Avrai i tuoi giorni buoni
Le tue occasioni
E un confine
Da considerare
Bruno Vitali - voce Marco Tindiglia - arrangiamento, chitarre, tromba Daniele Pinceti - contrabbasso elettrico
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Live dal concerto al Teatro della Gioventù - Genova
La serata ha avuto momendi diparticolare intensità musicale ed emotiva. Vi proponiamo un brano in particolare riarrangiato per la serata e registrato dal vivo.
Fare clic qui per ascoltare la versione LIVE di Noi
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Canzoni in bottiglia
Canzoni nate tra la primavera del 1977 e l’inverno del 1980, che hanno galleggiato nell’oceano degli anni. Ed un paio, più recenti, cadute in mare da poco.
Ora sono qui. Ripescate dai ricordi e riproposte in un approdo musicale che, prima di tutto, è stato un sereno ritrovarsi e conversare.
Questa opera prima è uno spaccato di idee, passioni e speranze di quell’epoca che il mare della vita sembrava aver inghiottito e che invece Bruno, Sandro e Walter hanno ripescato e riproposto con un approccio musicale attuale.
Hanno lavorato all’idea bravi artisti genovesi e soprattutto Gianluca Polizzi, con le sue chitarre e la sua “Fabbrica Musicale”, un amico che ci ha guidato tra i flutti musicali e senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile.
L'album
1. Ascolta - Dell’America - 4.17”
2. Ascolta - Storie - 3.05”
3. Ascolta - Isole lontane - 3.53”
4. Ascolta - Venezia e - 3.24”
5. Ascolta - Domenica stop - 5.08”
6. Ascolta - Il lungo treno lento - 6.01”
7. Ascolta - Noi - 4.42”
8. Ascolta - Un altro miglio - 4.45”
9. Ascolta - Leisud - 3.00”
10. Ascolta - Lettera da una caserma (naja) - 3.39”
11. Ascolta - Inverno - 3.45”
12. Ascolta - Il sole per gli sciocchi - 2.44”
(Bonus track) Dell’America reg. 1980 - 1.30”
Ci hanno lavorato:
Bruno Vitali, Sandro Secchi, Walter Romagnoli: parole e musica.
Sandro Secchi e Gianluca Polizzi: chitarre, arrangiamenti e programmazione Macintosh;
Gianluca Polizzi voce ne “Il lungo treno lento”.
Carlo Parola: cori, voce ne “Il lungo treno lento”.
Matteo Merli: voce ne “Il sole per gli sciocchi”.
Luca Lamari: pianoforte ne “Il sole per gli sciocchi”.
Silvia Bozzo: voce femminile in “Inverno”.
Marco Galvagno: chitarre in “Storie”.
Daniele Pinceti: bassi.
Walter Romagnoli: armonica a bocca in “Dell’America”.
Un grazie particolare a Gianluca Polizzi, un amico che ci ha guidato tra i flutti musicali rendendo
possibile tutto questo.
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